
Regia: Luca Annoscia
Genere: drammatico.
Durata: imprecisabile.
Milano, maggio, ore 21. Circondato da camice verdi adoranti, Alberto, un giovane esponente delle Lega Nord scende dal palco dove ha appena arringato la folla toccando i temi cari al partito: la libertà e sopratutto il non voler pagare le tasse. Il comizio termina e lui, si lascia trasportare nella corrente del verde fiume umano fino alla Stazione Centrale. Salito sul treno per la natia Lecco, soddisfatto si assopisce.
Uno spiacevole accento meridionale lo desta. E’ il controllore (un meraviglioso cammeo di Sergio Rubini) che gli chiede il biglietto. Fuori albeggia. Albeggia? Ma su che treno è finito il nostro Alberto? L’arcano è presto spiegato: invece che abbandonare gli studi dopo la primina, il nostro attivista avrebbe dovuto curare maggiormente la propria istruzione. Non avrebbe difatti letto Milano-Lecco in luogo di Milano-Lecce. Pagata dopo numerose proteste la multa, l’impavido padano si ritrova in una terra ostile: il Meridione. Quel terrone maledetto del bigliettaio gli vende il biglietto per tornare a Milano, ma non l’avvisa dello sciopero del personale che bloccherà il treno nelle campagne di Monopoli. L’attenzione del protagonista viene catturata da una curiosa costruzione rurale. Un professore di greco in pensione gli spiega trattarsi di un trullo, edificio che i pugliesi avevano ideato per non pagare le tasse: rimuovendo la chiave di volta il trullo crolla e non c’è più alcuna casa sulla quale pagare le tasse.
Ripresosi dallo shock, e tornato oltre il Rubicone, Alberto riferisce dei trulli nella sede del partito. I padani ascoltano increduli l’alzata di genio che proviene dal meridione. Vengono allora organizzati torpedoni che portano i muratori bergamaschi ad Alberobello per imparare come edificare i trulli. La convivenza non è facile ed accadono alcuni drammatici episodi di xenofobia nei confronti dei lavoratori settentrionali venuti per rubare il mestiere.
Il film si conclude con riprese di valli alpine costellate di trulli e con la rivolta delle genti padane contro l’imposta sulle pietre introdotta dal governo centrale.
Recensione
Una nuova pellicola politica e neorealista del regista impegnato (s’è ipotecato con la banca per comprare casa) Luca Annoscia. Questa volta la sua riflessione tocca i caldi temi della xenofobia che nasce dall’ignoranza. Il suo stile diretto rende la pellicola fruibile ad un ampio pubblico, non occorre essere dei fricchettoni radical chic per capire o anche solo non annoiarsi durante la visione.
Notevoli gli effetti speciali utilizzati in postproduzione: non trovandosi più di otto clochard disposti a care da comparse per il comizio delle scene iniziali, la moltitudine leghista è stata ottenuta moltiplicando le persone al computer. Sempre col computer sono state ottenute le curiose immagini finali coi trulli dolomitici.
La prima del film a Monopoli è stata disertata dagli esponenti della Lega Nord invitati alla proiezione, in quanto erano convinti si trattasse di uno scherzo, visto che a Monopoli sanno tutti che ci sono quattro stazioni, un carcere, ma il cinema manca.
Un film che fa riflettere e che è bene che vedano in molti.
Regista: Michelangiolo Zurlo