Cahiers du cinema des Pouilles

Su al Sud

InLuca Annoscia su 12 novembre 2009 a 22:56

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Regia: Luca Annoscia

Genere: drammatico.

Durata: imprecisabile.

Milano, maggio, ore 21. Circondato da camice verdi adoranti, Alberto, un giovane esponente delle Lega Nord scende dal palco dove ha appena arringato la folla toccando i temi cari al partito: la libertà e sopratutto il non voler pagare le tasse. Il comizio termina e lui, si lascia trasportare nella corrente del verde fiume umano fino alla Stazione Centrale. Salito sul treno per la natia Lecco, soddisfatto si assopisce.

Uno spiacevole accento meridionale lo desta. E’ il controllore (un meraviglioso cammeo di Sergio Rubini) che gli chiede il biglietto. Fuori albeggia. Albeggia? Ma su che treno è finito il nostro Alberto? L’arcano è presto spiegato: invece che abbandonare gli studi dopo la primina, il nostro attivista avrebbe dovuto curare maggiormente la propria istruzione. Non avrebbe difatti letto Milano-Lecco in luogo di Milano-Lecce. Pagata dopo numerose proteste la multa, l’impavido padano si ritrova in una terra ostile: il Meridione. Quel terrone maledetto del bigliettaio gli vende il biglietto per tornare a Milano, ma non l’avvisa dello sciopero del personale che bloccherà il treno nelle campagne di Monopoli. L’attenzione del protagonista viene catturata da una curiosa costruzione rurale. Un professore di greco in pensione gli spiega trattarsi di un trullo, edificio che i pugliesi avevano ideato per non pagare le tasse: rimuovendo la chiave di volta il trullo crolla e non c’è più alcuna casa sulla quale pagare le tasse.

Ripresosi dallo shock, e tornato oltre il Rubicone, Alberto riferisce dei trulli nella sede del partito. I padani ascoltano increduli l’alzata di genio che proviene dal meridione. Vengono allora organizzati torpedoni che portano i muratori bergamaschi ad Alberobello per imparare come edificare i trulli. La convivenza non è facile ed accadono alcuni drammatici episodi di xenofobia nei confronti dei lavoratori settentrionali venuti per rubare il mestiere.

Il film si conclude con riprese di valli alpine costellate di trulli e con la rivolta delle genti padane contro l’imposta sulle pietre introdotta dal governo centrale.

Recensione

Una nuova pellicola politica e neorealista del regista impegnato (s’è ipotecato con la banca per comprare casa) Luca Annoscia. Questa volta la sua riflessione tocca i caldi temi della xenofobia che nasce dall’ignoranza. Il suo stile diretto rende la pellicola fruibile ad un ampio pubblico, non occorre essere dei fricchettoni radical chic per capire o anche solo non annoiarsi durante la visione.

Notevoli gli effetti speciali utilizzati in postproduzione: non trovandosi più di otto clochard disposti a care da comparse per il comizio delle scene iniziali, la moltitudine leghista è stata ottenuta moltiplicando le persone al computer. Sempre col computer sono state ottenute le curiose immagini finali coi trulli dolomitici.

La prima del film a Monopoli è stata disertata dagli esponenti della Lega Nord invitati alla proiezione, in quanto erano convinti si trattasse di uno scherzo, visto che a Monopoli sanno tutti che ci sono quattro stazioni, un carcere, ma il cinema manca.

Un film che fa riflettere e che è bene che vedano in molti.

Laguna azzurra

InMichelangiolo Zurlo su 26 ottobre 2009 a 15:08

laguna azzurraRegista: Michelangiolo Zurlo

Genere: comico

Durata: 1h e 30 minuti

film della consacrazione del trio comico barese Riso Patate e Cozze. Un road movie in salsa pugliese che vede i tre amici, studenti fuorisede all’università di Bologna percorrere la SS 16 a bordo di una fiammante Laguna azzurra per partecipare allo sposalizio di un loro amico. Dopo un primo tappone autostradale (del quale è memorabile la gag del Camogli) i tre decidono di lasciare l’autostrada appena entrati nella natia Puglia.

La simpatica combriccola fa tappa nei vari paesi lungo la strada, permettendo allo spettatore di apprezzare le varie sfumature del dialetto pugliese. Da bravi baresi, i tre si fanno riconoscere in ogni posto, combinandole di ogni colore. Ad esempio mettendo a segno una rocambolesca autorete nella partita sulla spiaggia di Barletta che una rappresentativa di pugliesi gioca contro una comitiva di maleducati, sciovinisti ed antipatici turisti francesi un po’ troppo da clichè, ma d’altra parte si tratta di una commedia. I francesi avranno la loro rivincita della Disfida ed i nostri tre saranno costretti a scapicollarsi nella Laguna ed a darsi alla fuga per sfuggire alla collera dei compagni di squadra, del pubblico e della terna arbitrale.

Recensione:

La pellicola ad ogni modo non vive solo di gag, ma è anche un road movie e durante il viaggio, oltre ad apprezzare la bellezza e la luminosità dei paesaggi della Puglia (il film ha ricevuto il premio per la migliore fotografia al prestigioso festival del cinema regionale di Patrasso) lo spettatore rimarrà sorpreso dalla profondità delle riflessioni sul senso della pugliesità, della vita, su come si preparano i panzerotti e su come fare colpo sulle ragazze del trio.

Il film si segnala anche per i numerosi camei interpretati da preclare personalità della regione: da Al Bano e Caparezza, che vengono incontrati durante la lavorazione del videoclip di “Vieni a ballare in Puglia” (la Laguna azzurra dei nostri, sorpasserà il famoso bus di turisti mandando a monte le riprese), a Renzo Arbore che sarà presente colla sua Orchestra Italiana nello sfarzoso sposalizio dell’amico, a Michele Salomone che improvvisa la telecronaca della partita sulla spiaggia ed arriva a dare una stampata al paraurti della Laguna, ai carabinieri di Mudù che fermeranno per un surreale controllo la vettura dei protagonisti.

Il regista Michelangelo Zurlo, al suo primo lungometraggio, s’è fatto le ossa nelle tv private del barese, dapprima come regista degli spot di Gianni Paulicelli, poi curando la regia di vari programmi tv, tra cui ha avuto notorietà a livello internazionale la serie piccante in cui delle avvenenti giovani si vendevano per rimediare una candidatura alle elezioni andata in onda nel 2006. Le note vicende nazionali hanno poi superato la finzione e la serie è stata replicata con enorme successo di pubblico.

Ucciderò a Nichi Vendola

InPietrelcina Domineddio su 22 settembre 2009 a 18:49

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Regista: Pietrelcina Domineddio

Genere: drammatico/mistico

Durata: 2 ore e 31 minuti

Aprile 2005. Pio Dodicesimo è un tranquillo signore di Apricena. Cinquantatre anni, sposato, con figli. E’ un fervente cattolico. Non solo, apostolico e romano. I suoi figli hanno frequentato solo scuole religiose. Per andare sul sicuro, ha fatto impartire loro tutti i sacramenti, estrema unzione compresa. Odia i comunisti, i radicali, le prostitute che praticano prezzi alti e sopratutto gli “uomisessuali”.

Pio Dodicesimo vive per la sua famiglia. Per la sua chiesa. E per Giovanni Paolo II. Ha fatto centinaia di pellegrinaggi a Roma per seguire i suoi Angelus, conosce tutte le sue encicliche, si è persino aggiudicato su ebay il pallone forato di quando il Papa giocava da portiere nella sua squadra giovanile polacca.

Il 2 aprile 2005, Papa Giovanni Paolo II muore. Pio Dodicesimo è affranto, devastato dal dolore. Una parte della sua vita crolla, se ne va.

Il 4 aprile 2005 Nichi Vendola diviene il Governatore della Regione Puglia. Egli è comunista. Egli è sopratutto un “uomosessuale”. Pio Dodicesimo comprende che c’è un disegno del maligno che sta avvolgendo nel peccato e nella perdizione la sua terra, ora che il Papa polacco non può più proteggerla. E quindi, da bravo fervente religioso, Pio Dodicesimo dà di matto.

Dopo un mese di sogni angoscianti, di deliri notturni, di riflessioni agitate, Pio Dodicesimo scompare da casa. Lascia un biglietto alla sua famiglia, con su scritto: Lo faccio per la fede in gesucristoincroce. Il biglietto è scritto col sangue. O con una conserva di pomodoro, non si sa.

Pio Dodicesimo arriva a Bari. Affitta un garage in Via Capruzzi, sede della Regione Puglia. Lo attrezza alla meglio, appende crocifissi, accende ceri, vive di profonda astinenza e preghiere in latino. E su un lato del garage appende una gigantografia: il manifesto elettorale di Nichi Vendola, con il suo faccione e il suo orecchino. Sul manifesto, scritto a mano, la scritta: Estirperò la pederastia dalla mia terra di Puglia, quanto è vero a Cristo.

L’indomani, cominciano due mesi di appostamenti per scrutare i movimenti del Governatore della Puglia. Segna tutto su un taccuino, orari, tempistiche, distanze. Tutto deve essere perfetto e al suo posto, per il giorno in cui ucciderà a Nichi Vendola. Ci riuscirà?

Recensione.

Nella giovane regista ciellina Pietrelcina Domineddio il cattolicesimo militante viene spiegato ed esaltato attraverso la descrizione di quest’uomo mite, buon padre di famiglia, che perde totalmente la brocca dopo la scomparsa del Papa e l’apparizione di Vendola allo scranno di Via Capruzzi. L’introspezione psicologica di quest’uomo posseduto dalla paranoia e dall’odio verso i ricchioni sembra però giustificarlo, il ritratto che ne esce è duro ma positivo, una sorta di eroe moderno che lotta contro il male. Forse non è un caso che il film sia interamente finanziato da una Diocesi pugliese. Esemplificativa la scena in cui il protagonista, nel buio garage, solleva pesi e bilancieri per tenersi in forma, recitando rosari e fissando con odio il poster dei Nichi Vendola nella penombra rossastra dei ceri accesi. La registra dimostra inoltre ottima tecnica di ripresa. Il film infatti si riduce per buona parte in lunghi  e noiosissimi appostamenti dietro alle macchine per seguire le mosse del Presidente, un montaggio che manco in JFK. Il film, che si conclude con il protagonista che, il giorno stabilito, si veste da cavaliere Templare ed esce dal garage per andare incontro al suo destino, lascia il dubbio su cosa sia infine successo, magari facendo preludere ad un sequel. Magistrale, infine, l’interpretazione di George Clooney nella parte di Nichi Vendola. Teso, intenso, claustrofobico, in una sola parola, ciellino.

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